24 ore lunghe un anno
Dieci record. Ventiquattro ore consecutive sul Circuito storico dell’ Alfa Romeo di Arese. E una bicicletta che non è stata scelta da un catalogo, ma costruita intorno alla posizione di un atleta — misura per misura, spessore per spessore.
sabato 12 settembre ore 18 → domenica 13 ore 18, LA PISTA Lainate, ingresso libero.
"Pensare di essere comodi e veloci per cento chilometri era al limite del possibile, per ventiquattro ore è una follia ".
Norman Alvis | USA Team 100Km TT | Olimpiadi Seul 1988
COME E'FATTA
La X24 Challenge esiste per un uomo solo, in un giorno solo. Andrea Devicenzi, Circuito di Arese, dalle diciotto di sabato alle diciotto di domenica. Dieci record in gioco e nessun posto dove nascondersi.
AlScaZir materiale · 155 mm pedivelle · 24 h senza scendere · 10 record in gioco · 1 esemplare
Il simulatore ha detto quello che nessun catalogo poteva dire
Andrea ha un solo punto di spinta. Tutto il carico che una gamba non prende finisce sugli avambracci e sulla sella, e su ventiquattro ore non si distribuisce da solo: va progettato.
Le sessioni al simulatore HORAI hanno misurato insieme efficienza della pedalata e resistenza aerodinamica, incrociando i numeri con quello che Andrea sentiva mentre pedalava. Ne è uscita una posizione compatta, alta, con appoggi più larghi di quanto una bici da crono preveda. E pedivelle da 155 millimetri, perché l’anca resti aperta e la cadenza alta anche quando saranno passate quindici ore.
Nessuna di queste misure, presa da sola, sembra comoda. Tutte insieme sono l’unica configurazione in cui quel corpo può restare per un giorno intero.
COMPONENTI SPECIALI
Ad Arese le curve tornano a ogni giro
In velodromo si va sempre dritto. Qui ci sono due tornanti su un chilometro e mezzo, e vanno presi senza frenare, senza correggere la traiettoria, senza spendere attenzione — per migliaia di volte.
Per questo il cockpit è largo. Le estensioni Deda Elementi Jet 2 in versione corta stanno su una piastra dedicata che allontana gli appoggi, e Andrea conduce con i gomiti: si appoggia sul lato opposto e spinge, come si fa in moto. Il controllo si distribuisce invece di concentrarsi sui polsi.
Lo sapevano i corridori delle 100 chilometri a cronometro, disciplina olimpica fino agli anni Novanta. Due ore su strada aperta a più di cinquanta all’ora si tenevano così.
Non un accessorio. Un pezzo della bicicletta
L’invasatura che sostiene la gamba sinistra è l’unico componente senza un precedente, una convenzione o una misura da cui partire.
La posizione è stata trovata in laboratorio con una triangolazione laser, mentre Andrea pedalava e i numeri dicevano se stava funzionando. Poi prototipi in carbonio, per capire dove abbracciare e dove scaricare. Poi il supporto definitivo, disegnato e stampato in 3D nella stessa lega del telaio.
Stessa lega, stesso processo, stessa logica. Non un pezzo applicato sopra una bicicletta: un pezzo che le appartiene.
Radicale, e regolabile mentre corri
Una posizione così stretta sarebbe una condanna se fosse fissa.
Le estensioni regolano inclinazione e arretramento, e possono essere spostate durante il tentativo. Nel cuore della notte, quando la muscolatura chiede un’altra cosa, Andrea può allungarsi di qualche millimetro per una fase e poi tornare indietro. Cambia il carico senza cambiare bici.
"Il comfort, per lui, non era una condizione da migliorare. Era una cosa da ricostruire da zero".
MARCO JUMEL
LA TECNICA
- Piattaforma
- Derivata dalla X23 da pista, Mondiali di Glasgow 2023, riprogettata per l’uso stradale.
- Telaio
- Lega aerospaziale proprietaria AlScaZir alluminio-scandio-zirconio. In gran parte stampato in 3D, integrato con profili in laser wire cutting e dropout in CNC.
Saldato a mano.
Seatpost in titanio 3D - Pedivelle
- OVERFAST X TOOT 155 mm, per tenere la cadenza alta e l’anca aperta.
- Cockpit
- Custom basebar, Deda Elementi Jet 2 in versione corta, con piastra dedicata per allargare gli appoggi e guidare con i gomiti.
- Invasatura
- Posizione definita al simulatore per triangolazione laser. Prototipi in carbonio, supporto in AlScaZer stampato in 3D.
- Pneumatici
- Vittoria Corsa Speed 30 mm, tubeless.
- Ruote
- TOOT Hourglass HG95T
- Livrea
- Rosso e grigio, i colori di Cremona.
Il telaio è in AlScaZir — alluminio, magnesio, scandio, zirconio — in gran parte stampato in 3D.
Dove la stampa integrale porterebbe a deformazioni entrano profili in laser wire cutting, la tecnologia dei braccetti delle sospensioni NASCAR e IndyCar: taglio laser su profondità superiori ai due metri, spessori che cambiano lungo il pezzo, più materiale dove si salda e meno dove non serve. I dropout sono lavorati dal pieno. Di trafilato restano due tubi soli.
Saldato a mano
Dalla piattaforma X24 sono usciti tre telai per tre ciclisti diversi. Da fuori si assomigliano. Dentro no: irrigidimenti e foderi hanno spessori differenti su ciascuna bici, calibrati sul peso, sulla potenza e sul gesto di chi la userà.
La stampa 3D non ha stampi. Non c’è un attrezzaggio da ammortizzare su mille pezzi, quindi non esiste la ragione economica che obbliga a fare tutti i telai uguali. Ogni parte si ricalcola per la persona a cui è destinata.
Adattare un atleta a una bicicletta è una cosa. Costruire una bicicletta intorno a un atleta è un’altra. Per Andrea non è un vantaggio marginale: è la condizione perché il tentativo esista.



